Nightguide intervista Brant Bjork

Nightguide intervista Brant Bjork


Brant Bjork è uno dei padrini dello stoner rock: membro fondatore ed ex batterista dei Kyuss con cui ha registrato quattro album e batterista dei Fu Manchu fino al 2002, ha iniziato una florida carriera solista nel 1999 con Jalamanta, lasciando perdere le pelli e imbracciando la chitarra, dedicandosi anche alla voce. Negli anni ha collaborato con artisti come Melissa Auf Der Maur, Solarfest e Decon, ha musicato un documentario del 2006, Sabbia, ed ha partecipato alle Desert Sessions con Josh Homme. I dischi in cui ha suonato, collaborazioni escluse, sono 25.
Il suo ultimo lavoro è del 2016: Europe '16 è un disco live che suona esattamente come un concerto, risultato affatto facile da ottenere, ed è l'ultimo di una trilogia uscita per la Napalm records. A pochi giorni dalla data di Torino del 17 ottobre al Blah Blah abbiamo avuto l'opportunità di intervistarlo:




Ciao Brant! Come va? 
Qui tutto bene, grazie! Da voi? 
Tutto bene: iniziamo con le domande, così ti lascio subito libero. Ora sei a Bilbao, hai suonato praticamente in giro per tutta Europa: come sta andando il tour?

Sta andando molto bene, la gente in Europa è fantastica: mi stanno praticamente permettendo di portare avanti la mia carriera.


Suoni in giro da quasi vent'anni: prima con i Kyuss, poi coi Fu Manchu e da solo. I tuoi show sono cambiati nel tempo?
Il cambiamento è inevitabile, ma alcune cose restano sempre le stesse: la base della musica è quella, e le mie intenzioni sono sempre le solite.


Nella seconda parte del live set di questo tour sale sul palco con te Sean Wheeler: com'è nata questa collaborazione?
Siamo diventati amici nel tempo, da quando ero un ragazzino che andava a veder suonare la sua punk band nel deserto. Ci piacciamo, andiamo d'accordo, ed era da tanto che avevamo voglia di fare qualcosa insieme. E' finita che gli ho semplicemente chiesto: “Ehi, ti va di venire a cantare con noi?” E lui ha detto si!


Cosa ci dobbiamo aspettare dal concerto di Torino? 
Non saprei come rispondere, non mi piace creare aspettative. So cosa mi aspetto io, però: mi aspetto di divertirmi e di portare la mia musica agli amici in Italia. Ho il massimo rispetto per tutti i miei fan, e sono davvero molto grato: no fans no band! (ride). Seriamente: in giro adesso c'è tantissima musica, ma anche tantissime distrazioni. Il fatto che qualcuno decida di spendere del tempo a cercare i miei lavori e ascoltarli mi fa sentire davvero bene, e ne sono immensamente grato.


Il tuo ultimo lavoro è Europe '16, un disco live: cosa ti ha fatto venir voglia di far uscire un disco live dopo una carriera solista quasi ventennale?
Non riesco a pensare a una ragione per non farlo (ride). Avevo già registrato concerti negli anni passati, ma non sembrava mai il momento giusto. Invece adesso tutto è tornato e abbiamo pensato: ma si, facciamolo! E così Europe '16 è uscito.


E' il tuo ultimo lavoro per la Napalm Records? E come hai fatto a farlo suonare così...dal vivo? sembra di essere al concerto!
Il mio contratto con loro prevedeva tre dischi, e Europe '16 è il terzo, ma mi hanno fatto una nuova proposta che sto valutando per far uscire con loro altro materiale. Per quanto riguarda l'atmosfera del disco...non ci abbiamo rimesso mano. Letteralmente. Quello che abbiamo suonato dal vivo è quello che c'è in Europe '16, e forse è per questo che suona così vero.


A proposito di nuovo materiale, mi viene in mente Jacuzzi.
Il mio disco più chiacchierato! Non è ancora uscito e già se ne parla tantissimo (ride). Ci sto lavorando, giuro. Uscirà.


Una domanda più personale: tu sembri avere un legame strettissimo col deserto, ti manca?
Al momento sono davvero occupato, e mi manca il tempo materiale per sentirne la mancanza. Il deserto è e sempre sarà parte di me: il tuo ambiente ti crea. Gli italiani sono così perché vivono in Italia, e per me è lo stesso. Anche se io non sono un nazionalista americano, io sono californiano! (ride)


I Kyuss sono stati d'ispirazione per intere generazioni di ragazzini: in tantissimi hanno iniziato a suonare uno strumento grazie alla vostra musica. Come ti fa sentire?
Mi fa sentire bene. E' quello che è successo a me: mi hanno cresciuto col rock n'roll, e io guardavo a quei musicisti come a degli esempi da seguire: hanno formato la mia immaginazione, i miei gusti, i miei sogni. Ora che sono un musicista sento di poter dare a chi ascolta ciò che loro mi hanno dato mentre stavo crescendo: la sensazione è quella di stare restituendo ciò che mi è stato donato.


Ultima domanda: hai qualche consiglio da dare ai giovani musicisti?
Decidete bene quale sarà la vostra direzione prima di iniziare: fare il musicista significa dedicarci tutta la vita, con tutte le conseguenze del caso. Abbiamo bisogno di gente che si dedichi alla musica con tutto ciò che ha. Ci sono fin troppe persone che ci provano adesso, ma abbiamo bisogno di musicisti, non di entertainers.
 
 
 
 
 
 
 

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